Bruce Springsteen a San Siro: Un Concerto Politico contro Trump

Davide Ladisa
6 min di lettura

Un Concerto di Bruce Springsteen: Un J’accuse contro l’Autoritarismo

Quarant’anni sono passati dal primo storico concerto di Bruce Springsteen a San Siro, un evento che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del rock. Il 21 settembre 2020, lo stadio di Milano ha ospitato un evento straordinario: oltre 58.000 spettatori hanno assistito a un concerto che, oltre a essere un tributo alla carriera di Springsteen, è stato un duro j’accuse contro l’amministrazione Trump. Un comizio, un appello alla democrazia e alla libertà, che ha visto il Boss e la sua E Street Band unire le forze per un messaggio potente e profondo.

Un Inizio Solenne

Il concerto è iniziato con un’atmosfera solenne. Bruce Springsteen, accompagnato da Little Steven, ha ricevuto un’ovazione che neanche a un gol alla finale di Champions. “Ciao San Siro, siete pronti?” ha chiesto Springsteen, lanciando il primo spartito di No Surrender, un brano tratto dall’album Born in the U.S.A., uscito nel 1984. Ma il Boss non guarda al passato, bensì all’attualità. “Stasera vi chiediamo di sostenere la democrazia, di alzarvi e far sentire la vostra voce contro l’autoritarismo e far risuonare la libertà” ha detto in inglese, con la traduzione in italiano che appariva sui maxischermi. “Benvenuti nel tour della terra della speranza e dei sogni” ha spiegato, sottolineando “il potere giusto dell’arte, della musica, del rock and roll in tempi pericolosi”.

Un Messaggio di Libertà e Democrazia

Se qualcuno avesse dubbi sulle opinioni di Springsteen, il cantante li ha rapidamente dissipati. “Quando in un Paese ci sono le condizioni per un demagogo, lui si presenta” ha dichiarato, intonando Rainmaker e Atlantic City. Con Promised Land, ha sfoderato la sua armonica e sceso a salutare le prime file, invitandole a cantare. Hungry Heart è stata cantata direttamente dal pubblico, mentre lui si è limitato ad incitare gli spettatori per la prima strofa. Poi è partita The River, una ballad che dà il titolo al suo album del 1980. Con una camicia bianca, un panciotto e una cravatta, Springsteen non sembrava affatto affaticato dal caldo estivo.

Un Viaggio Tra Musica e Politica

Dall’armonica si è passati alla disarmonica con Youngstown, una canzone che celebra la città dei giovani, tratta dall’album The Ghosts of Tom Joad. Ma San Siro è tutta di Bruce Springsteen. “Una preghiera per il mio Paese” è stata la richiesta successiva, con Long Walk Home che ha riempito l’aria di emozioni. Springsteen ha continuato a parlare, sottolineando che “quello che sta fra la democrazia e l’autoritarismo sono le persone come me e voi”. Ha eseguito da solo House of a Thousand Guitars, cantando del “clown criminale che ha rubato il trono”. Non prima di un altro j’accuse, ha passato a My City of Ruins.

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Un Appello alla Verità e alla Speranza

“Ho sempre cercato di essere un buon ambasciatore per l’America” ha dichiarato Springsteen, ma ha anche aggiunto che “stanno accadendo cose ora che alterano la natura della democrazia e sono troppo importanti per ignorarle”. Ha citato la persecuzione delle persone che esercitano la libertà di parola e il dissenso, il taglio di fondi alle università che non si piegano alle loro richieste ideologiche, lo sfruttamento dei poveri e l’alleanza con dittatori. “La maggioranza dei rappresentanti eletti ha totalmente fallito nel proteggere gli americani dagli abusi di un presidente non adeguato e di un governo disonesto” ha detto, ma ha concluso con una nota di speranza. “Sopravvivremo a questo momento. Ho speranza perché credo nella verità enunciata dal grande scrittore James Baldwin: ‘In questo mondo non c’è tutta l’umanità che si vorrebbe esistesse, ma ce n’è abbastanza’”.

Un Concerto che Va Oltre i Brani

Because the Night e Wrecking Ball hanno scaldato il pubblico, mentre Badlands e Thunder Road hanno concluso il concerto ufficiale. Ma tutti sanno che Bruce è il re dei bis. E allora via con Born in the U.S.A., con lo stadio illuminato a giorno e tutti a cantare. Born to Run, Bobby Jean, Dancing in the Dark, 10th Avenue Freeze-Out e l’ormai immancabile Twist and Shout hanno accompagnato il pubblico fino alla fine, con Chimneys of Freedom che ha segnato il clou del concerto.

Sintesi

Il concerto di Bruce Springsteen a San Siro del 2020 è stato molto più di un semplice spettacolo musicale. È stato un potente appello alla democrazia e alla libertà, un j’accuse contro l’autoritarismo e un tributo alla capacità della musica di cambiare il mondo. Con quarant’anni di carriera alle spalle, Springsteen ha dimostrato che il suo messaggio è ancora rilevante e potente, capace di toccare le corde più profonde di chi lo ascolta.

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