Retribuzioni non pagate ai dipendenti prescrizione ridotta a 5 anni

Davide Ladisa
2 min di lettura

La prescrizione delle differenze retributive: cosa cambia per i lavoratori dipendenti

Il tema della prescrizione delle differenze retributive è tornato di recente al centro del dibattito legislativo e sindacale. Un emendamento presentato dal Governo alla Commissione Lavoro della Camera, in sede di conversione del Decreto Legge n.92 del 26 giugno 2025 (denominato Decreto Ilva), introduce modifiche sostanziali ai diritti dei lavoratori in materia di rivendicazione delle somme non percepite. In particolare, si prevede la riduzione dell’arco temporale entro cui i dipendenti possono rivendicare quote di retribuzione maturate e non pagate, limitandolo agli ultimi cinque anni di lavoro.

La normativa attuale: dal 2007 ad oggi

Fino ad oggi, diversi orientamenti giurisprudenziali hanno consentito ai lavoratori subordinati, in determinate circostanze, di rivendicare le differenze retributive non corrisposte a partire dal 2007. Questo quadro si è consolidato in seguito a pronunce della Corte di Cassazione che, sulla scia della riforma Fornero e della relativa abrogazione sostanziale dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, hanno riconosciuto una maggiore tutela per il lavoratore in relazione ai termini di prescrizione.

Secondo l’interpretazione prevalente, la possibilità di rivendicazione si estendeva quindi anche alle quote maturate da oltre cinque anni, in considerazione della debolezza contrattuale del lavoratore e del rischio di licenziamento illegittimo senza obbligo di reintegra.

Il nuovo emendamento: cosa prevede

L’emendamento governativo, che introduce l’articolo 9bis nel Decreto Ilva, mira a ripristinare la prescrizione quinquennale sulle differenze retributive maturate dai lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti. Questa modifica comporta che le somme non percepite potranno essere rivendicate solo per gli ultimi cinque anni di rapporto di lavoro,

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