Un Convegno Interrotto
Stefano Zolli, maestro e dottorando in scienze dell’educazione, ha vissuto da vicino l’inizio della guerra a Tel Aviv. Arrivato una settimana prima per un convegno, si è trovato improvvisamente coinvolto in un conflitto che ha cambiato la sua vita in pochi minuti. “Ero arrivato da un paio d’ore a Tel Aviv da Gerusalemme e avevamo appena consumato la cena di Shabbat quando è suonato il primo allarme,” racconta Zolli. Questo non era il primo allarme della notte, ma qualcosa di più serio.
Il Rifugio nel Piano Interrato
La guerra ha portato Stefano e gli altri abitanti del condominio in un rifugio ricavato nel piano interrato di una palazzina di quattro piani. “Nel rifugio si ritrovano in cinquanta: tutti gli abitanti del condominio e altre persone del quartiere o semplici passanti,” racconta Zolli. C’era anche un soldato. “Ho in mente un’immagine che non mi abbandonerà mai,” dice Zolli, “un bambino di 10 anni aveva già capito tutto.”
La Paura nei Piccoli
La guerra non è solo un’esperienza per gli adulti. Anche i bambini sentono la tensione. “Ai più piccoli si può far credere che sia un gioco, ma un bambino di 10 anni aveva già capito tutto,” racconta Zolli. “Un bambino, giù nel rifugio, avrà avuto una decina d’anni, e aveva capito benissimo cosa stava succedendo, a differenza dei più piccoli ai quali si può far credere che sia tutto un gioco.”
L’Attesa e l’Evacuazione
L’allarme è stato seguito da un attacco immediato. “Eravamo in terrazza con la famiglia del mio ospite quando sui nostri cellulari è arrivato il pre-allarme,” racconta Zolli. “Ci siamo preparati cercando di non caricare di tensione i bambini e abbiamo fatto appena in tempo a scendere nel rifugio quando è arrivato l’allarme di prossimità.”
La Prima Esplosione
L’attacco ha iniziato con un botto fortissimo. “Mentre stavamo chiudendo il portone blindato c’è stato un botto fortissimo e ha tremato tutto il rifugio,” racconta Zolli. “Si sentivano i rumori della contraerea e le esplosioni. Siamo rimasti nel rifugio per un po’ più di un’ora e quando siamo usciti la prima cosa che ho visto è stata un grattacielo colpito in pieno da un missile.”
L’Attesa e il Secondo Attacco
Dopo il primo attacco, la situazione è sembrata calmarsi. “Giravano delle voci che presto sarebbe arrivato un altro attacco,” racconta Zolli. “Ma per un po’ tutto si è fermato e allora siamo rientrati in casa. La nostra palazzina non aveva subito danni, ma una finestra, proprio quella della stanza della bambina, era esplosa e il letto era pieno di vetri.”
Il Secondo Attacco
Il secondo attacco è arrivato intorno all’una e mezza di notte. “Siamo corsi di nuovo nei rifugi e stavolta il margine di tempo tra il suono delle sirene e le prime esplosioni mi è sembrato ancora più breve, appena pochi minuti,” racconta Zolli. “Il clima in una manciata di ore è cambiato.”
La Guerra è Iniziare
“Il governo lo ha detto e ora ne siamo tutti consapevoli: questi non sono attacchi sporadici, né scaramucce, ma una conflitto che andrà avanti per settimane,” dice Zolli. “Siamo in guerra con l’Iran e i loro attacchi non sono quelli rudimentali che prima del 7 ottobre venivano da Gaza.”
La Solidarietà nel Rifugio
La guerra ha portato con sé anche la solidarietà. “Dopo il primo attacco la situazione era un po’ confusa, ma qui c’è molta solidarietà, molta capacità di fare squadra e molta consapevolezza della necessità che ognuno adotti un ruolo,” racconta Zolli. “La paura si percepisce, ma il fattore di gruppo aiuta molto ad allentare le tensioni.”
La Speranza di Rientrare in Italia
Al momento, la speranza è quella di poter tornare presto in Italia. “Ma, come immaginavo, non è possibile organizzare alcun rimpatrio perché l’aeroporto è chiuso,” dice Zolli. “Qualcuno – non italiani – ha provato a uscire attraverso il corridoio che porta in Giordania, però la Farnesina sconsiglia, giustamente, di intraprendere quella strada.”
Conclusione
La guerra a Tel Aviv ha cambiato la vita di Stefano Zolli in pochi minuti. Da un convegno a un rifugio, da un attacco a un’altra attesa. La solidarietà e la consapevolezza sono state fondamentali per superare la paura. La speranza è quella di poter tornare presto in Italia, ma per ora la cosa più prudente è attendere di costruire una strada di rientro sicura.